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A maggio mutui carissimi

Immagine a corredo dell'articolo - A maggio mutui carissimi - miaeconomia.leonardo.it (19/06/2008)

Non si arresta il rialzo del tasso di interesse sui mutui, applicato dalle banche italiane per l’acquisto delle case. A maggio - si legge nel rapporto mensile dell’Associazione bancaria italiana sui mercati finanziari e creditizi - il tasso è salito al 5,75%, facendo registrare il dato più alto negli ultimi cinque anni. L’incremento è dello 0,09% rispetto al 5,66% di aprile e dello 0,36% nei confronti del 5,39% di maggio 2007.

Un record influenzato anche dal fatto che le famiglie italiane hanno deciso di passare dai mutui a tasso variabile a quelli a tasso fisso grazie alla portabilità che consente di stipulare presso un’altra banca un nuovo contratto a costo zero.
Ma anche la crisi dei mutui subprime continua a condizionare le scelte degli italiani a causa della tensione che si registra sui mercati monetari. L’andamento dei tassi di mercato sconta, infatti, l’aumento del costo del denaro che il presidente della Banca centrale europea, Jean-Claude Trichet, ha annunciato per il 3 luglio. Il tasso passerebbe così dall’attuale 4% - datato giugno 2007 - al 4,25%. Il che equivale a un ulteriore aumento delle rate di mutuo a tasso variabile.

Livelli mai raggiunti dal 2003 si sono registrati anche per i tassi di interesse sui prestiti a famiglie e imprese: sempre lo scorso mese - si legge nel bollettino dell’Abi - il tasso medio è salito al 6,23%. In particolare, a maggio dell’anno scorso i tassi erano stati rilevati al 5,68% ma nei mesi successivi c’è stato un incremento continuo fino al record di 6,22% a gennaio, seguito poi da un leggero assestamento ad aprile quando il tasso ha toccato quota 6,19%.
In questo caso, spiegano i tecnici dell’Abi, “il dato ha risentito delle condizioni del mercato interbancario che nelle scadenze brevi a tre mesi ha manifestato in media un aumento di circa dieci punti base”.

Capitolo a parte per i prestiti. Anche se il credito al consumo continua a salire, nel confronto internazionale l’indebitamento italiano resta tra i più bassi. Secondo l’Abi, il rapporto tra debiti finanziari e reddito disponibile si collocava al 47% nel 2006, mentre le ultime informazioni sul 2007 segnalano un incremento al 50%. Un dato contenuto rispetto al 144% degli Stati Uniti, al 125% della Spagna, al 99% della Germania, all’87% del complesso dell’area dell’euro e anche al 69% della Francia dove più la dinamica si avvicina a quella del nostro Paese.



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