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Lo sciopero si fa virtuale

Immagine a corredo dell'articolo - Lo sciopero si fa virtuale - miaeconomia.leonardo.it (26/02/2009)

Tempo di crisi economica, bisogna attrezzarsi perché le condizioni di vita peggiorano e quindi anche l'eventualità di scioperi e proteste aumenta di giorno in giorno. E allora cosa c'è di meglio per dare ai lavoratori la possibilità di esprimere il loro forte disagio? Semplice, approvare nuove norme che obbligano chi sciopera a continuare a lavorare mentre protesta. Così non è più uno sciopero, dirà qualche superficiale. E invece no, perché per il Governo ha intenzione di imporre nel settore lo sciopero virtuale.

Infatti nei corridoi di Palazzo Chigi gira una bozza per riformare il diritto allo sciopero nel settore dei trasporti che entro la fine della settimana (domani) dovrebbe fare rotta sul Consiglio dei Ministri.

In soldoni la bozza punta a una legge delega che imporrebbe ai lavoratori dei trasporti l'obbligo allo sciopero virtuale, ovvero la possibilità di manifestare il loro disagio ma senza staccare dal lavoro. Oltre a questo il governo sembra pensare anche a dei paletti sulla rappresentatività e il diritto a scioperare, nel senso che i sindacati che lanciano lo sciopero dovrebbero essere quelli maggiormente di peso. Inoltre si parla anche di chiedere al dipendente di dare la sua adesione individuale e preventiva allo sciopero (sempre virtuale), con tanto di referendum tra i lavoratori interessati che devono approvare l'azione di protesta.

E i sindacati confederali non sembrano per niente contrari, anche perché una norma sulla rappresentatività darebbe loro potere anche in ambiti dove magari sono nettamente più forti sigle sindacali di base, molto presenti nel settore dei trasporti.

"Sulla riforma degli scioperi, siamo disposti a discutere con il Governo ma solo per il sistema trasporti", commenta infatti il segretario generale della Cisl, Raffaele Bonanni. Secondo Bonanni "sono dodici anni che abbiamo regole che dimostrano che c'è molta responsabilità ed equilibrio. Siamo disposti dunque a discutere per il sistema trasporti e a stringere le maglie nei confronti di coloro che utilizzano il potere del diritto di sciopero senza alcuna responsabilità non solo verso gli altri lavoratori, ma anche verso i cittadini".

Del resto da anni chi vuole limitare in modo drastico il diritto a manifestare per un salario migliore e migliori sistemi di sicurezza nei trasporti ha sempre usato come argomento i diritti dei cittadini, salvo poi dimenticarsi i più elementari investimenti in manutenzione e pulizia.
Quanto basta perché Bonanni dica ancora che "la questione, oggi, deve essere circoscritta ai trasporti, nessuno si sogni di andare oltre" ha detto ricordando che "è in quel settore, la vera emergenza, e che per le altre categorie, non esistono difficoltà".

Eppure anche la Cgil - che non si è chiusa all'argomento - sottolinea che “vale la pena ricordare che la legge attualmente in vigore è la più severa d’Europa. Ed è una legge osservata, visto che le contestazioni della commissione di Garanzia non vanno oltre lo 0,7% delle azioni di sciopero”, come dice il segretario confederale della Cgil, Fabrizio Solari.

Per Solari, “i casi più clamorosi, come per la vertenza dei tassisti e dell’autotrasporto merci, non sono riconducibili al lavoro dipendente. Discutere allo scopo di affrontare queste criticità è senz’altro possibile, debordare avrebbe un altro senso”.

Sull’uso della legge delega, il dirigente sindacale della Cgil incalza: “Non credo sia lo strumento più appropriato per affrontare temi di rilevanza costituzionale come il diritto di sciopero, è bene che il Parlamento sia investito in prima persona e che ci sia la possibilità di discuterne con tutte le forze sociali con la dovuta pacatezza e serietà”. Infine, conclude Solari, “un ammodernamento delle regole dovrebbe riguardare anche i comportamenti delle imprese erogatrici dei servizi, e potrebbero essere basate sulla prevenzione del conflitto. A questo scopo non sarebbe indifferente una normativa sulla rappresentanza sindacale e sulla democrazia di mandato”.



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